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UNICO 2012: le spese dei professionisti deducibili

La deducibilità delle spese sostenute dai professionisti per la formazione continua e per l'uso promiscuo di immobili: i chiarimenti dell'Agenzia delle Entrate.

Deducibilità delle spese dei professionisti per la formazione e per l’uso promiscuo di immobili: per quantificarla in dettaglio è intervenuta l’Agenzia delle Entrate, con la Circolare 35/E, in risposta ai quesiti di  commercialisti ed esperti fiscali nell’ambito del Modulo di aggiornamento professionale (MAP) 2012.

Spese di formazione

Le spese per la partecipazione alla formazione continua obbligatoria degli iscritti agli albi professionali si possono dedurre nel limite del 50% come stabilito Tuir, D.P.R. 22 dicembre 1986, n.917, senza possibilità di deroghe migliorative.

L’Agenzia delle Entrate ha dunque confutato la possibilità di dedurre integralmente queste spese, sulla base di una possibile differenziazione fra i corsi di aggiornamento professionale e la partecipazione a convegni e congressi.

La questione riguarda l’articolo 54 comma 5 del Tuir, secondo cui «le spese di partecipazione a convegni, congressi e simili o a corsi di aggiornamento professionale, incluse quelle di viaggio e soggiorno, sono deducibili nella misura del 50% del loro ammontare».

Il dubbio partiva dalla considerazione che la norma di fatto stabilisce che una quota-parte di tali spese, forfetizzata nella misura del 50%, sia da ritenersi sostenuta per finalità di carattere ludico o, comunque, extra-professionale. E chiede quindi se non si possano invece dedurre integralmente le spese di pura partecipazione (quindi, con esclusione di vitto e alloggio) per la formazione continua obbligatoria degli iscritti in albi professionali, in relazione alle quali pare fuor di dubbio un vincolo di inerenza pieno rispetto all’esercizio della propria attività professionale.

Risposta: la legge non prevede alcuna distinzione circa la natura del corso, ed è quindi applicabile anche alle spese sostenute per la partecipazione alla formazione continua obbligatoria degli iscritti in albi professionali (dunque, deduzione al 50%).

 

Immobili ad uso promiscuo

Per gli immobili utilizzati dai professionisti per uso abitativo e di lavoro (promiscuo) la rendita catastale è deducibile nella misura del 50% a condizione che il contribuente non disponga nel medesimo comune di altro immobile adibito esclusivamente all’esercizio dell’arte e della professione.
Nella stessa misura sono deducibili le spese per i servizi relativi a tali immobili (come le utenze gas, luce e telefono).

Ai fini della deduzione è irrilevante la porzione dell’unità immobiliare che il professionista decide di utilizzare per lo svolgimento dell’attività professionale: si può dedurre solo il 50% come dispone l’articolo 54, comma 3, del Tuir e non di più, anche se per l’attività professionale si occupano 75 mq su 125 complessivi.
Le spese per i servizi relativi all’immobile (utenze) sono anch’esse deducibili nella misura forfettaria del 50%.

IMU per uso promiscuo

Il caso di uso promiscuo di un immobile – utilizzato come abitazione principale e come ufficio o studio – non è previsto dalla norma, che però non ne prevede l’uso esclusivo come abitazione principale.

Dunque, il professionista che lavora in casa paga l’IMU relativa all’abitazione principale, applicando alla rendita catastale il coefficiente 160 e l’aliquota dello 0,4% per il calcolo dell’IMU, sottraendo i 200 euro di detrazione previsti per la prima casa (ed eventualmente i 50 euro per ogni figlio a carico sotto i 26 anni).

Pertanto, per immobili ad uso promiscuo NON si applica l’aliquota per altri immobili (0,76%) né il moltiplicatore per uffici e studi privati (80).

Inoltre, in quanto abitazione principale, l’immobile ad uso promiscuo casa/ufficio gode della rateizzazione dell’acconto in due o tre rate, possibilità prevista solo per l’abitazione principale.

 

 

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